Cento: il ritorno del Malesangue

Bene, questo è il post numero cento di Malesangue. Questo post è una porta dimensionale. Da QUI si accede a un’altra dimensione, un universo parallelo in cui gli scoiattoli governano il mondo, i peli crescono a dismisura, i ragni votano repubblicano e il Malesangue è ben altra cosa. Come entrare in un banco di nebbia e non avere idea di quando finisca. Non è detto che poi non si ritorni qui, un giorno. L’importante è trovare un’altra porta dimensionale, sempre se c’è.

Puglia, America 4: last stop this town

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L’ultima puntata di Puglia, America è da oggi online su Setteperuno. Ringrazio ancora i setteperini Valentina e Andrea per lo spazio concessomi. Nel caso di quest’ultimo trip da docudilettantfiction, ho accompagnato il video con un racconto, che vorrei adesso leggere a tutti voi, per una volta, ad alta voce. Eh-ehm (schiarisco la voce, appunto), questa storia si chiama:

160. vita di un manichino

e fa più o meno così:

la sento, sento questa febbre flebile e calda che mi fa doppio a me stesso, mi obbliga al movimento, sia pure nella ristrettezza di un corpo che è una gabbia e per questo mi appartiene. è qui che voglio stare: tra gabbie.

la prima gabbia è il mio corpo. immoto eppure via, senza pace, assente. la seconda gabbia è questa stanza: è qui che voglio stare. la terza gabbia è questa casa, che si dà pena di essere carcere solo quando ricorda la peculiarità d’ogni prigione: la contiguità tra celle. un carcere è tale perché c’è una porta che si chiude e non si riapre quando attraversi una stanza, e accanto a quella stanza ce n’è un’altra che è ancora gabbia.

la quarta gabbia è la strada, e le carceri che puoi visitare percorrendola, dall’esterno, sì, un punto di vista sull’altrui solitudine, ma anche dall’interno di una gabbia che si fa cielo.

la quinta gabbia è questa città, che è a un tempo un freno e una riproduzione in scala dell’idea di libertà che avevo in testa prima che mi ammalassi: l’attimo che passa, se c’è, tra pensiero ed espressione.

la sesta gabbia è una nazione. la settima un continente. l’ottava è un’invenzione.

 

E’ nell’inciampiare la poesia. Intervista a Tony Sozzo

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Se cercate qualcuno che lo fa per status – intendo: scrivere romanzi – cliccate altrove. E’ pur vero che ho curato nonricordobene cosa del secondo romanzo di Tony Sozzo, e che lui ha pubblicato due libri con una casa editrice a me molto cara, ma: Tony Sozzo è un autore da leggere. A partire da Facebook – si capirà in seguito perché dico questo – o da quest’intervista. Mi piace il suo spirito. Quello dei suoi personaggi. C’è una battuta nel suo Nolente che ricordo bene e mi fa ancora morire di risate. E il titolo del suo primo romanzo, L’eterna cosa peggiore, ha suscitato in me un’invidia che fatico a smaltire. Avanti.

Partiamo dalla fine. Progetti futuri? So che stai scrivendo un altro romanzo, forse è già pronto. Sarà sullo stesso genere dei due precedenti?

Sì, in un certo senso. Non c’è poi tanto di nuovo sotto il mio sole. Un personaggio che racconta le sue impressioni. Sono un prosatore lirico, se mi passi questa definizione. Ho sempre adorato il concetto di autore, più che quello di narratore. Nel cinema (Moretti, Allen) come negli altri settori artistici. Mi piace essere una personalità che dice sulle cose, che lascia i suoi atteggiamenti ad essiccare davanti ad occhi estranei. I miei futuri romanzi saranno la prosecuzione di quelli passati. È questo il mio bisogno artistico, per il momento. Per questa vita, probabilmente. E se teniamo conto di quello che faccio di solito, nella prossima vita mi reincarnerò in un panda stanco di essere sempre il simbolo degli animali più sfigati. I miei romanzi sono delle poesie un po’ prolisse, scritte con un linguaggio non del tutto elevato che ha bisogno di una serie di opportunità per raggiungere la decenza.

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Puglia, America 3 + interrogazioni

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Ieri è uscita la terza puntata del docu-dilettant-fiction sulla Puglia in salsa Americana, al solito qui su Setteperuno.

Poi, se mi è consentito, vorrei anche segnalare un blog orizzontale (!) su cui sono giunto via Wimbledoc. Il blog è di Fabrizio Venerandi, che nel post del 17 ottobre scorso si interroga sulla natura del suo blog e sui blog in genere; non ci ho capito molto, ma mi piacciono i posti in cui ci si interroga. QUI.

Sgrang!

Jesus is coming again

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[Intanto cliccate QUA.]

Gesù Cristo è una figura che mi appassiona. Da sempre. Da piccolo ero letteralmente terrorizzato dal lato pulp della questione – quello doloroso che batte sulla solita storia del peccato – e non riuscivo neppure a mangiare se davanti avevo una qualsiasi raffigurazione della Croce. Oggi sono più rilassato. Penso più al lato felice e pacificatore del messaggio di Gesù Cristo. Non posso fare a meno di credere in qualcosa, temo, anche il credere nel non credere mi riguarda. Ma non sono qui per questo. Gesù Cristo è una grande figura. Non perché sia rivoluzionario, non perché buono o chissà cosa. Mi attira il rapporto che gli uomini hanno con lui. Per questo mi piace Johnny Cash. Per questo ho amato Moby Dick. Peraltro lavoro in un posto cattolico. Ci sono delle suore. Su un muro del posto in cui lavoro c’è un quadro, su cui c’è scritto: «Il creato rende visibile l’invisibile» e, se qualcuno di voi conosce anche solo un poco il capitano Achab, sa che questo è il significato più profondo di Moby Dick.

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Donne, è arrivato l’arrotino! Intervista clamorosa

Ebbene sì, ho finalmente beccato il famigerato arrotino. Cos’è l’arrotino? Sembrerebbe una domanda facile facile. Ma c’è da andare oltre, per afferrare il significato più profondo cui – ne sono certo – si riferisce il celebre urlo di battaglia arrotinesco: «Donne, è arrivato l’arrotino!». Una delle interviste più inquietanti che mi sia capitato di fare.

Dunque, come si definisce un arrotino?

Se intendi come si autodefinirebbe un arrotino, inizi male. Un arrotino è pur sempre un artigiano. L’artigianato ha delle regole. Primo, vendi al doppio. Secondo, illustra la tradizione millenaria del tuo mestiere. Terzo, non autodefinirti, mai. Non ha importanza cos’è un arrotino. Chissà: forse è una figura lubrificante, arrotante, contundente. Forse non è mai esistito alcun arrotino. Sì, non esiste alcun arrotino – tutto dentro la tua mente, ragazzo.

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Segnalo dunque sono [sègnalo, dunque sei]

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Da wimbledoc sono uscito con percentuali da Partito Democratico. Tuttavia, preferisco paragonarmi a Roberto Baggio: sono uno che sbaglia i rigori in finale – non certo per il codino, insomma. Da oggi comunque il mio inutile compagno di squadra Alessandro Milanese sfida Andrea Meregalli, sempre su wimbledoc, QUI.

Oggi è giovedì, perciò prosegue il docudilettantfiction sulla Puglia all’Americana su Setteperuno, QUA.

Già che ci sono, per una volta vorrei salutare mia madre. Ciao!

Dall’inferno

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[foto: pepe50, scoperto su sartoris]

«Fino a questo momento abbiamo evitato di celebrare la gloria, la potenza, la dignità delle feci; ma viene, oh viene l’oro della processione trionfale della merda, l’ora in cui si celebra l’ubiquità e la grandezza degli escrementi e il loro simbolo oscuro e mefitico, quel transito da ombra a ombra, quella solida notte, quell’aurorale decomporsi da morte a vita, da vita a morte, oh nobilissima perdita corporale che ascende mentre precipita, strapiombo d’angelo tenebroso, infuocato scorrere demoniaco. Sii lieto del tuo letame, amico! Giacché ora sperimenterai la nobile e nobilitante angoscia del defecare ed essere defecato. Come dentro di te si accinge la bambola e si acquatta all’espulsione delle feci, notte nella notte, putredine nella tomba, accosciati, giacché ora sei il re degli escrementi, sovrano delle deiezioni! Manifestati, signore del nero.»

[G. Manganelli, Dall'inferno]

Wimble.doc, si gioca

Su Wimble.doc seconda sfida inutile vs finzioni: scendo in campo contro Michele Marcon.

Tema: orchestra della Rai.

Votate, votate, votate, un Marco(n) vale l’altro.

Puglia, America

pugliamae

Da oggi per tutti e quattro i giovedì d’ottobre, il sottoscritto troverà ospitalità su Setteperuno. Che è un sito molto interessante su cui si cerca si raccontare il reale con parole, immagini o suoni. Io ho scelto di trasformarmi in un videoamatore dilettante e raccontare la Puglia in versione americana. Era una cosa che avrei fatto comunque, per me medesimo, a cui tengo molto. Una cosa naif. Con due puntini sulla i. Perciò ringrazio Valentina Aversano per aver dato spazio a questa mia idea nonostante le inquadrature da mano-che-trema. La prima puntata con relativo spiegone si trova QUI. Buona visione.

E buone vacanze.

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